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Il campo visto dall'alto: come Massimo Piscedda porta l'analisi video nel calcio dilettantistico italiano

Frederik Hvillum

Aug 3, 2026

La Lega Nazionale Dilettanti e' la piu' grande lega calcistica del mondo per numero di tesserati. Ogni fine settimana, decine di migliaia di ragazzi scendono in campo in tutta Italia. Fino a pochi anni fa, quasi nessuno di loro aveva accesso agli strumenti che i club professionistici usano da decenni per sviluppare i propri giocatori.

Massimo Piscedda ha cambiato questo. Ex calciatore professionista, ex allenatore, e con anni di lavoro in FIGC Club Italia, dal settembre 2022 e' Responsabile dell'Area Tecnica delle Rappresentative Nazionali LND. Una delle prime cose che ha ottenuto nel nuovo ruolo e' stata l'inserimento della figura del match analyst nei quadri tecnici. Non come aggiunta opzionale. Come requisito.

Uno strumento che arricchisce, non che sostituisce

Piscedda e' diretto su cosa sia la videoanalisi e cosa non sia. Non e' un sostituto dell'allenatore, non e' un sistema automatico di valutazione, e non produce risultati da sola. E' uno strumento che arricchisce la conoscenza dell'allenatore e diventa motivo di discussione con lo staff tecnico per individuare la soluzione piu' idonea.

Questa distinzione gli sembra fondamentale, soprattutto nel contesto del calcio dilettantistico e giovanile, dove il rischio e' trattare la tecnologia come una risposta invece che come una domanda.

"La videoanalisi deve essere considerata un importante strumento di supporto", dice Piscedda. "Se gestita in maniera corretta non crea disagio."

L'imitazione come motore dell'apprendimento

Nel lavoro quotidiano con i giovani calciatori, Piscedda identifica un principio che guida il suo approccio alla videoanalisi: l'imitazione e' la cosa piu' importante nel processo di apprendimento.

Mostrare a un ragazzo una situazione reale invece di descriverla cambia qualcosa di concreto nel processo di apprendimento. Il video fa quello che le parole non riescono a fare: elimina l'interpretazione. Un giocatore che vede se stesso in una situazione specifica non deve immaginare cosa il tecnico sta descrivendo. Lo vede.

Il video, in questo senso, non serve a decidere chi e' gia' bravo. Serve ad aiutare tutti a migliorare. E questo e' un punto che Piscedda sottolinea con forza quando parla del calcio di base: la videoanalisi ha valore anche per il ragazzo che non diventera' mai professionista, anche per l'allenatore volontario alla prima esperienza.

Cinque anni fa, e oggi

Cinque o sei anni fa, un allenatore o un match analyst che voleva lavorare con il video in una squadra dilettantistica o in un settore giovanile di provincia non aveva grandi possibilita'. Il limite era il costo, il tempo, la complessita' degli strumenti. Tutte e tre le cose insieme.

Oggi, dice Piscedda, il lavoro analitico sta tornando ad avere un ruolo centrale dopo un periodo di stallo. Il cambiamento non e' solo tecnologico. E' culturale. I club che iniziano a registrare e rivedere le proprie partite con la stessa qualita' di un team professionistico rivivono in tempo reale la gara, con la possibilita' di individuare eventuali errori di reparto.

"Sicuramente migliora il lavoro nelle fasce di eta' dove la tattica ha un'importanza significativa", dice Piscedda.

Il talento non dipende da dove sei nato

Dal suo osservatorio privilegiato sul calcio dilettantistico nazionale, Piscedda vede una trasformazione in corso nel modo in cui il talento viene identificato e valorizzato. La LND attenziona tutti i potenziali talenti allo stesso modo, dando spazio nell'ambito delle Rappresentative Nazionali solo ai piu' meritevoli.

La domanda che gli sembra piu' rilevante per il futuro del sistema e' questa: cosa cambia per un territorio meno centrale, geograficamente o mediaticamente, quando le partite vengono registrate e rese accessibili a chi non puo' essere li' di persona? La risposta e' chiara: si alza il livello della visibilita'.

E' indiscutibile, dice Piscedda, che lo strumento video e la visionatura diretta dello scout debbano avere una convergenza. Non e' un'alternativa, e' una complementarita'. Il video puo' dare prime indicazioni, aprire porte, rendere visibile cio' che prima era invisibile.

La semplicita' come condizione

Piscedda sa che il cambiamento culturale che ha in mente richiede uno strumento che la maggior parte degli allenatori possa usare davvero, non solo quelli con una formazione tecnica specifica. La videoanalisi deve essere considerata un importante strumento di supporto, e per esserlo deve essere accessibile.

L'allenatore volontario che allena il sabato mattina, ha un lavoro durante la settimana e una famiglia la sera non puo' dedicare ore a sistemi complessi. Ha bisogno di qualcosa che funzioni velocemente, che mostri quello che conta, e che non aggiuinga complessita' a una giornata gia' piena.

"Nel calcio moderno la tecnologia diventa essenziale ma non predominante", dice Piscedda. "L'evoluzione tecnologica e' sicuramente importante perche' diventa uno strumento che va a completare lo staff tecnico."

Il messaggio agli allenatori

Quando gli si chiede cosa direbbe direttamente agli allenatori ancora scettici o che non sanno da dove cominciare, Piscedda non torna sulla tecnologia. Torna alla passione.

La motivazione che lo spinge in questo cambiamento e' la possibilita' di insegnare a quei ragazzi che hanno bisogno della conoscenza prima delle regole. Il video, in fondo, e' uno strumento di conoscenza. Un modo per vedere il gioco piu' chiaramente, per dare ai giocatori gli stessi strumenti che hanno sempre avuto solo i club piu' grandi, per far si' che il merito diventi visibile anche dove prima non lo era.

"Io spero nel miglioramento delle infrastrutture dove tutti gli atleti possono avere un'opportunita' anche attraverso il video", dice Piscedda.

Nella lega piu' grande del mondo per numero di tesserati, quello e' un obiettivo che vale la pena perseguire.

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